Il contado di S. Fiora e le sue origini nella famiglia Aldobrandeschi

L’antica casa degli Aldobrandeschi Conti sovrani di S. Fiora e Sovana nello Stato senese fu in origine potente e nobilissima. Sebbene sia difficile rintracciare la vera e precisa origine di questa famiglia, si può però dire con certezza che essa era grande già qualche secolo prima del mille, convenendo gli storici che si fosse stabilita in Italia e nel contado senese al tempo di Carlo Magno. Tra le altre la famiglia annovera la figura di Papa Gregorio VII (1073-1085). Infine anche Dante nella Divina Commedia fa riferimento alla famiglia Aldobrandesca nella figura di Omberto Aldobrandeschi, conte di S. Fiora. (Canto XI del purgatorio versi 57-72) Con Bosio I Sforza (1411-1476), primo figlio legittimo di Muzio Attendolo e Antonia Salimbeni, ha inizio la stirpe degli Sforza di S. Fiora, pur non potendosi attribuire ad esso, legittimamente, il titolo di conte, essendo Cecilia Aldobrandeschi, sua moglie, la legittima erede della contea.

Nel 1430 Papa Martino V Colonna, molto propenso alla famiglia Sforza, lo fece Governatore di Orvieto e lo pose al comando di una guarnigione di duecento fanti. Bosio ricevette molti incarichi militari anche dal fratello Francesco duca di Milano, partecipando così all’assedio della città che, nel 1450, portò Francesco I Sforza alla reggenza del ducato. Il lungo servizio prestato da Bosio, prima presso il duca Francesco ed in seguito presso il duca Galeazzo, fece meritare a lui e ai suoi discendenti il diritto alla cittadinanza e alla nobiltà milanese (diploma ducale del 1471). Bosio ottenne tra l’altro varie signorie in Lombardia, tra le quali Castell’Arquato nel piacentino e Varzi, Menconico, Vicoli e Chiavenna nel milanese. Nel 1439 sposò Cecilia, figlia di Guido Aldobrandeschi ultimo conte di S. Fiora; da qui l’acquisizione alla Casa Sforza della terra di S. Fiora e di tutti i castelli da essa dipendenti. Nel suo testamento Bosio lasciò a Guido suo primogenito il libero possesso della contea di S. Fiora ed a Francesco tutti gli stati e i beni di Lombardia. La discendenza degli Sforza di S. Fiora continuò con Guido Sforza (m. 1508) figlio di Bosio, che si deve considerare il primo di famiglia a poter portare legittimamente il titolo di conte di S. Fiora, sebbene questo, come già detto, fosse comunemente assegnato anche al padre Bosio I.

La politica di Guido fu diretta alla ricerca di una condizione di stabilità all’interno del suo Stato attraverso il consolidamento dei rapporti con gli Stati confinanti. Anche con la Curia Pontificia furono intrapresi buoni rapporti, d’altra parte già avviati da Bosio I; è significativo l’episodio ricordato nei commentarii di Pio II che vide, nel 1464, lo stesso Papa Piccolomini fare visita in S. Fiora al giovane Guido, divenuto a tutti gli effetti, dopo la morte della madre, signore di S. Fiora. I rapporti con lo Stato Pontificio furono  buoni anche in seguito, se si eccettua il periodo del pontificato di Alessandro VI Borgia nemico dichiarato della Casa Sforza. Guido prese in moglie Francesca Farnese, dalla quale ebbe come unico figlio maschio Federico (m. prima del 1528), così chiamato per essere stato tenuto a battesimo dal duca di Urbino. Tra gli altri figli di Federico ricordiamo Ascanio (m. 1553) che fu priore di Ungheria e Bosio II (m. 1535) che acquisì l’intera contea di S. Fiora a seguito della cessione della propria parte di beni che, nel 1517, fecero in suo favore i fratelli Alfonso ed Ascanio. Circa nel medesimo anno Bosio II si unì in matrimonio con Costanza Farnese, figlia del cardinale Alessandro Farnese poi Paolo III e, dallo stesso Papa, nell’anno 1538, gli fu rinnovata l’investitura delle terre di Castell’Arquato, Vigolo e Chiavenna. A Bosio fu conferita anche la cittadinanza di Parma in seguito alla difesa che egli fece di questa città contro il duca di Borbone. L’episodio del testamento di Bosio II, avvenuto nel 1535 nel palazzo Colonna in S. Apostoli, testimonia come soltanto da poco tempo la famiglia Sforza avesse effettivo domicilio in Roma, tanto da non possedere ancora un proprio palazzo da abitare nella città. L’attuale palazzo Sforza-Cesarini, adibito precedentemente a Cancelleria Apostolica ed occupato tra gli altri, fino al 1505, dal cardinale Ascanio, fu infatti acquisito definitivamente dal ramo degli Sforza di S. Fiora attraverso la donazione che nel 1535 Paolo III Farnese fece di esso al cardinale Guido Ascanio.

Nel 1537 Costanza Farnese acquistò un palazzo in via Giulia che, passato al cardinale Guido Ascanio Sforza, fu probabilmente dato in affitto. Il palazzo restò di proprietà della famiglia fino al 1577, quando fu acquistato da Giulio Ricci. Costanza diede a Bosio dieci figli, dei quali sei maschi e quattro femmine. Tra le altre verranno delineate le figure di Guido Ascanio cardinale, Sforza conte di S. Fiora, Paolo I marchese di Proceno, Alessandro cardinale e Mario conte di S. Fiora dal quale ha avuto continuazione la discendenza che arriva fino ai nostri giorni. La strettissima parentela con il Papa Paolo III Farnese, permise al giovane Guido Ascanio Sforza (1518-1564) una rapidissima carriera ecclesiastica, che lo vide già all’età di sedici anni vestire la porpora cardinalizia. Nel 1534 fu infatti creato Diacono cardinale dei SS. Vito e Modesto in Macello Martyrum unitamente al suo cugino Alessandro Farnese. Da questo titolo egli passò in seguito a quelli di S. Maria in Cosmedin, di S. Eustachio e di S. Maria in Via Lata. Tra gli altri ebbe in amministrazione il vescovato di Parma e, nel 1541, fu nominato Patriarca di Alessandria. Dal 1537 rivestì la carica di Camerlengo della Chiesa, durante la quale videro la luce le celebri edizioni dello stampatore Antonio Blado. Ancora da Paolo III fu fatto governatore a vita della città di Proceno. La stretta parentela con la famiglia Farnese permise inoltre al cardinale di aggiungere all’arma degli Sforza i gigli dei Farnese. Il favore dei Pontefici verso la famiglia Sforza continuò con Giulio III ma non con Paolo IV; l’ostilità di questi verso il cardinale Guido Ascanio e la sua famiglia fu dettata dalla posizione di aperta avversità che lo stesso cardinale Sforza manifestò nei suoi confronti durante il conclave, ma anche dalla propensione degli Sforza verso il partito spagnolo che contrastava con il favore del Papa accordato al re di Francia.

Qualche abuso del cardinale, commesso nel recupero delle galere del fratello Carlo, tolte al servizio del Re di Francia dal quale erano state requisite, consentì l’arresto di Guido Ascanio, che fu tradotto nell’agosto del 1555 nelle carceri di Castel S. Angelo nelle quali rimase per ventidue giorni. La sua liberazione si ebbe in conseguenza della restituzione delle suddette galere che furono riportate dal porto di Napoli a quello di Civitavecchia, sotto il controllo pontificio, dopo la mediazione che il conte di S. Fiora fece presso il duca d’Alba. Nell’anno 1555 il cardinale Guido Ascanio ebbe per primo, nella famiglia Sforza, l’accortezza di far redigere un documento che prevedesse la reciproca sostituzione tra le linee di discendenza di tutti i fratelli, al fine di preservare il più possibile integro il patrimonio familiare. Guido Ascanio, cardinale arciprete della Basilica romana di S. Maria Maggiore, ebbe qui sepoltura nella Cappella di famiglia, da lui stesso fatta costruire su disegno di Michelangelo e nella quale è sepolto anche il fratello Alessandro Sforza cardinale. La figura di Sforza Sforza (1520-1575) conte di S. Fiora, recupera, non soltanto nel nome, quella del suo antenato condottiero e capostipite. Egli già all’età di dieci anni fu richiesto dal duca di Milano Francesco II ed a sedici cominciò ad apprendere i primi rudimenti dell’arte militare sotto Carlo V, partecipando alla guerra di successione al ducato di Milano. Fu impiegato anche da Paolo III, che lo creò verso il 1540 Governatore delle Armi nelle città di Parma e Piacenza. Ancora sotto Carlo V e Paolo III partecipò alla guerra intrapresa contro i ribelli eretici di Germania.

Lo stesso Pontefice nel 1548 lo decorò della carica di Capitano Generale della Cavalleria per la Chiesa Romana. Fu inoltre decorato dal Re di Napoli Filippo, dell’ordine del Toson d’oro. L’impresa più gloriosa fu tuttavia la sua spedizione in Francia in aiuto di Carlo IX. Il Re, in guerra contro gli ugonotti, chiese infatti soccorso a Pio V che lo sostenne, oltre che con ingenti somme di denaro, anche con l’invio di truppe sotto il comando generale del conte Sforza. La guerra si risolse nella difesa di Poitiers e nella battaglia di Moncontour, con la vittoria dell’armata cattolica. Proprio al conte Sforza si assegna il maggior merito nella buona riuscita di questa impresa e ciò è comprovato, oltre che dai vari riconoscimenti, anche dalle ventisette bandiere da lui guadagnate e che, concessegli dal Re di Francia, furono appese nella Basilica Lateranense a ricordo della vittoria e tolte soltanto nel 1808. Un’altra memoria di questa impresa la ritroviamo in S. Maria Maggiore: nella Cappella del SS. Sacramento, in uno dei bassorilievi del sepolcro di Pio V che illustrano episodi del suo pontificato è infatti rappresentato il Pontefice che in pieno Concistoro consegna il bastone del comando al conte Sforza, per la spedizione in terra di Francia. Partecipò inoltre direttamente alla famosa battaglia di Lepanto come consigliere di Giovanni d’Austria comandante generale di tutta la flotta cristiana. Nel 1553 sposò in seconde nozze Caterina de’ Nobili nipote di Giulio III dalla quale ebbe Francesco, divenuto poi cardinale e Costanza che sposò Giacomo Boncompagni duca di Sora e figlio di Gregorio XIII. Anche Mario I Sforza (1530-1591) intraprese la vita militare e fu spesso al fianco del fratello Carlo, militando come lui nel partito francese.

Nel 1547 sposò Fulvia Conti, unica figlia ed erede di Giovanni Battista Conti, nobilissimo barone romano, signore di Segni, Valmontone ed altri feudi, ereditati in seguito dalla Casa Sforza. A Mario spettò, nel 1555, la contea di S. Fiora, della quale già dal 1549 percepiva tutte le rendite. Soltanto intorno al 1583, lasciò la corte dei granduchi di Toscana per trasferirsi a Roma, dove fu investito della carica di Luogotenente Generale di Santa Romana Chiesa da Gregorio XIII. Nel 1587 prese in affitto il palazzo Riario, oggi Corsini, alla Lungara ed acquistò la villa della Ruffinella a Frascati. Alessandro Sforza (1534-1581) iniziò in giovane età la carriera ecclesiastica, ma non ottenne subito la porpora cardinalizia. Nel 1559, incaricato di presiedere l’annona, Alessandro riuscì, attraverso alcuni mirati provvedimenti, a ridurre le conseguenze nefaste di una carestia che colpì tutta l’Italia. Pio IV lo promosse al vescovato di Parma e lo mandò al Concilio di Trento, dove tra l’altro fu impiegato a definire la conclusione del medesimo ed a comporne i contrasti sorti al suo interno. Nel 1565, dopo alcuni mesi dalla morte del fratello Guido Ascanio, fu creato prete cardinale del titolo di S. Maria in Via. In seguito gli fu affidato, da Papa Gregorio XIII, il compito di debellare l’annoso problema del brigantaggio all’interno dello Stato Pontificio. Anche Paolo I Sforza marchese di Proceno (1535-1597), come il fratello Sforza, intraprese la carriera militare e nelle più importanti occasioni fu al fianco del medesimo. Paolo fu il primo della famiglia Sforza a portare il titolo di marchese di Proceno, in seguito all’assegnazione che a lui ne venne fatta nel 1555.

Acquistò in Roma varie case e palazzi, ma soprattutto egli va ricordato per l’acquisto di alcuni orti posti nell’area dell’attuale palazzo Barberini. La stessa piazza in origine prendeva il nome di Sforza, per la vicinanza dei terreni e del nuovo palazzo fatto costruire dal marchese. Francesco Sforza (1562-1624) figlio di Sforza Sforza e di Caterina de’ Nobili sembrava maggiormente predisposto alla vita militare che non a quella ecclesiastica. A soli diciotto anni si unì ad Alessandro Farnese sotto il quale militò per quasi due anni. La brillante carriera militare che si prospettava a Francesco fu però interrotta da Gregorio XIII che, nel 1583, lo creò diacono cardinale del titolo di S. Giorgio in Velabro. Sotto Gregorio XIV fu impiegato, quale legato pontificio, per annientare le bande di briganti che infestavano la Romagna. Nel 1617 il cardinale considerò la possibilità di fare scrivere una storia della Casa Sforza ma questo lavoro non fu mai portato a termine e il progetto venne ripreso soltanto alla fine del Settecento da Nicola Ratti, dietro volontà di un altro duca Francesco; è questa una preziosa testimonianza sulle vicende della famiglia Sforza della quale ancora oggi possiamo beneficiare. Il cardinale Francesco fu sepolto nella Chiesa di S. Bernardo alle Terme. Nel 1548 Paolo III confermò a Giovanni Battista Conti, padre di Fulvia Conti, andata in sposa al duca Mario nel 1547, le investiture del vicariato della città di Segni, estendendo queste alla stessa Fulvia e ai di lei figli qualora Giovanni Battista non ne avesse avuti altri. Nello stesso anno nacque Federico Sforza (1548- 1581) che, dopo Mario I, continuò la discendenza dei conti di S. Fiora. Federico fu adottato da Giovanni Battista Conti e quindi entrò a far parte di questa famiglia, con l’obbligo di portarne il cognome e l’arma.

Dopo la morte del padre adottivo avvenuta nel 1575, Federico Sforza-Conti divenne quindi signore della città di Segni e di altri feudi da lui ereditati. Sposò Beatrice Orsini dalla quale ebbe, tra gli altri, Alessandro (1572-1631) che, rimasto il solo legittimo rappresentante della sua famiglia, risultò essere uno dei più ricchi signori della medesima per aver riunito nelle proprie mani sia il patrimonio Conti che quello dei vari fratelli Sforza. Fu anche il primo dei Conti di S. Fiora a portare il titolo di duca, per avere Sisto V eretto a ducato la città di Segni. Nel 1592 Alessandro sposò Eleonora Orsini dei Duchi di Bracciano, dalla quale si separò nel 1621. Nell’occasione il cardinal Francesco Sforza e Paolo marchese di Proceno gli fecero ampia donazione dei rispettivi beni e feudi di loro pertinenza, rinunciando a qualsiasi diritto potessero essi avervi. Alessandro potè inoltre fregiarsi della parentela acquisita con la Casa Reale di Francia, avendo il Re Arrigo IV sposato Maria de’ Medici, cugina di sua moglie; lo stesso Re lo dichiarò Cavaliere dei suoi Ordini. Alessandro si concesse un trattamento adeguato al suo rango ed alle sue consistenti possibilità economiche, tanto che, si dice, nessun altro dei signori romani potè con lui gareggiare. Da Eleonora Orsini, morta nel 1634 e sepolta nella Chiesa del Gesù, ebbe sette figli; tra questi ricordiamo Mario II duca di Segni, Paolo II marchese di Proceno e Federico cardinale. La figura che di Mario II Sforza (1594-1658) duca di Segni ci è stata tramandata è quella di un erudito cavaliere, dedito principalmente alla poesia volgare tanto da essere annoverato tra i poeti italiani nei “Commentari della Volgar Poesia” del Crescimbeni. Portò per i primi anni il titolo di conte di S. Fiora e, dopo il matrimonio con Renata di Lorena, quello di duca di Onano, essendo stata questa terra eretta in ducato, a suo favore, da Papa Paolo V; questo titolo rimase ai discendenti fino all’innesto della famiglia Sforza con quella dei Cesarini.

Con Mario cessò purtroppo la sovranità della Casa Sforza nella contea di S. Fiora che fu venduta nel 1633 al granduca di Toscana Ferdinando II. Tuttavia nel contratto di vendita fu inserita una clausola che obbligava il compratore ad infeudare Mario II e i suoi discendenti in cambio di una somma pari circa alla metà di quella spesa dal granduca per l’acquisto della stessa contea. Ciò permetteva alla famiglia Sforza di continuare nell’amministrazione della giustizia e nella riscossione di dazi e gabelle. Il principato di Valmontone fu venduto a don Taddeo Barberini e nel 1639 anche il ducato di Segni fu messo all’asta e l’acquisto da parte del cardinale Antonio Barberini fu confermato da una bolla di Papa Urbano VIII. Tuttavia l’acquisto fu contestato dal duca Ludovico e del marchese Paolo II, rispettivamente figlio e fratello di Mario Sforza. Questi infatti rivendicarono il diritto all’acquisto del ducato, sia per aver offerto un maggiore compenso che per il rispetto di un concordato tra Mario e Paolo che non permetteva di alienare alcuno dei feudi della famiglia. La lite tra le due famiglie, che durò molti anni, si concluse infine a favore della Casa Sforza e nel 1695 il feudo venne ricomprato dalla Duchessa Livia Cesarini e dal duca Federico Sforza suo marito. La discendenza del duca Mario terminò nell’unico figlio maschio Ludovico Sforza (1615-1685) duca di Onano che non ebbe successione. Federico Sforza cardinale (1603-1676) iniziò la vita ecclesiastica nel 1619 ma dovette attendere Innocenzo X, successore di Urbano VIII, per poter essere investito, nel concistoro del marzo 1645, del titolo di cardinale dei SS. Vito e Modesto. Attraverso la discendenza di Paolo II Sforza (1602- 1669) marchese di Proceno fu assicurata la continuazione della Casa Sforza. Infatti dalla seconda moglie Olimpia Cesi, il marchese ebbe, tra gli altri figli, Francesco conte di S. Fiora e duca di Onano e Federico che sposerà Livia Cesarini. Francesco Sforza (1643-1707) nacque nell’attuale palazzo Corsini alla Lungara, tenuto allora in affitto dal marchese di Proceno Paolo II, per essere il palazzo Sforza ancora abitato dagli ecclesiastici della famiglia secondo la disposizione del cardinale Guido Ascanio.

Per questa condizione anche altri componenti della famiglia furono costretti ad affittare palazzi nobili nella città; così avvenne ad esempio anche per il duca Ludovico che abitò il palazzo Sora. Dopo la morte di quest’ultimo, Francesco fu conte di S. Fiora e duca di Onano; prese per moglie Dorotea Tocco, dalla quale ebbe un’unica figlia. Con Federico Sforza (1651-1712) figlio terzogenito di Paolo II Sforza ha inizio la casata degli Sforza-Cesarini. Federico infatti sposa nel 1673 donna Livia Cesarini, erede dei patrimoni Cesarini, Savelli e Peretti. Con queste famiglie e con la Cabrera e la Bovadilla si innestò quindi la famiglia Sforza, che da allora ne prese le armi oltre che i nomi. Il matrimonio fu ostacolato, per evidenti motivi di interesse, dai parenti della sorella di donna Livia, Clelia, moglie del principe di Sonnino. La causa ebbe in Roma vasta risonanza e divise la popolazione in due partiti che produssero molti disordini. Federico fu dedito allo studio delle lettere e della poesia essendo stato un componente dell’Accademia degli Umoristi e di quella degli Arcadi. Nel 1687 fu ambasciatore straordinario per il Regno di Napoli, destinato da Carlo II a presentare al Papa la Chinea. Un altro figlio di Federico, Giovan Giorgio, è ricordato dalle cronache per un fatto increscioso che lo vide protagonista nel 1703, quando tentò di rapire, non riuscendovi, Faustina Maratti, della quale si era innamorato. Il tentativo si risolse con il ferimento della stessa Faustina e Giovan Giorgio dovette fuggire in Fiandra, con una taglia di 6000 scudi, se catturato vivo, che gli pendeva sulla testa. Nel 1718, su sua richiesta, gli fu accordato dal Papa di venire a Roma, ma con l’obbligo di fermarsi nel convento di S. Maria del Popolo; qui Giovan Giorgio riuscì ad ottenere il perdono di Faustina e la remissione di ogni pena e condanna emanate contro di lui. La discendenza continuò con Gaetano duca Sforza-Cesarini (1674-1727) che portò il titolo di duca di Segni fino a che visse il padre.

Nel 1703 sposò donna Vittoria Conti, figlia del duca di Poli e nipote di Innocenzo XIII. Da questa ebbe Sforza Giuseppe (1705- 1744), al quale fu concesso l’onore di essere fregiato dell’ordine del Tosone dal Re di Spagna e di quello della chiave d’oro dal Re di Napoli. Nel 1741 riuscì ad ottenere dal Re Filippo V che il titolo di Grande di Spagna, già goduto dalla Casa Savelli, fosse trasferito nella famiglia Sforza. Al duca Sforza Giuseppe si deve la fondazione in Roma del Teatro Argentina, un teatro pubblico fatto costruire sopra un’area di sua proprietà e dopo avere ottenuto nel 1731 da Clemente XII un prestito di 20000 scudi. Il teatro, progettato dall’architetto marchese Girolamo Theodoli, fu portato a termine in poco tempo ed inaugurato il 12 gennaio del 1732. Nel 1730 fece porre un monumento sepolcrale nella Chiesa di S. Biagio della Pagnotta, Parrocchia del palazzo Sforza, per ricoverare i resti del duca Gaetano e quelli propri. Dal matrimonio con D. Maria Giustiniani, avvenuto nel 1727, ebbe numerosi figli, tra i quali Filippo e Gaetano che continuarono la discendenza della famiglia Sforza-Cesarini e Sisto (n. 1730) che dette principio alla linea della Casa Sforza-Cabrera-Bovadilla. La prematura morte di Filippo Sforza Cesarini (1727- 1764) costrinse il fratello Gaetano (1728-1776) ad abbandonare la vita ecclesiastica alla quale era stato avviato. Nel 1768 dunque, dopo essere tornato allo stato di laico, sposò in seconde nozze Marianna Gaetani dei duchi di Sermoneta, dei cui figli soltanto Francesco (1773-1816) ed Anna raggiunsero la maturità. Francesco sposò Gertrude Conti ed ebbe tre figli: Anna, Salvatore (1798-1832), morto senza lasciare discendenza dalla moglie Elisabetta dei marchesi Cusani, e Lorenzo nato nel 1807.

Alla morte del duca Salvatore Sforza Cesarini, Lorenzo chiese l’immissione al possesso di tutti i fidecommissi, maggioraschi e primogeniture della famiglia Sforza Cesarini. Il duca di Bracciano, don Marino Torlonia, sposo della duchessa Anna Sforza Torlonia si oppose talché si svolse una lunga e appassionata lite avanti alla Sacra Romana Rota, che terminò con la vittoria di Lorenzo che venne riconosciuto dalla Congregazione araldica capitolina il 17 gennaio 1854 duca e nobile romano. Il duca don Lorenzo Sforza-Cesarini (1807-1863) sposò Carolina Shirley da cui don Francesco Sforza-Cesarini (1840-1899), senatore del Regno d’Italia, fregiato di medaglia d’argento al valore militare, scudiero onorario di S.A. Reale il duca d’Aosta, ufficiale d’ordinanza di S.M. Vittorio Emanuele II, tenente colonnello di fanteria. Egli sposò nel 1867 Vittoria Colonna-Doria dalla quale ebbe Lorenzo (1868-1939); dal matrimonio tra Lorenzo e Maria Torlonia, avvenuto nel 1897 nacque Mario Bosio (1899-1986) che sposò nel 1938 Virginia Lotteringhi della Stufa, dalla quale il primogenito duca Bosio Sforza-Cesarini (n. 1939), Livia Sforza Cesarini (n. 1941) ed Ascanio (n. 1944) che rappresentano l’attuale discendenza. Don Bosio Sforza ha sposato nel 1963 Lydia Lo Savio, dalla quale sono nati Lorenzo (n. 1964) e Francesco (n. 1965). Don Ascanio Sforza ha sposato nel 1968 Monica Bosca dalla quale sono nati Polissena (n. 1969), Drusiana (n. 1971), Vittoria (n. 1972) e Muzio (n. 1973).
 
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano con i titoli di duca di Segni (mpr.), (t.u. duca Sforza-Cesarini), nobile romano (mf.), principe di Genzano (mpr.), duca di Civitalavinia (mpr.), duca di Ginestra (mpr.), duca di Torricella (mpr.), marchese di Ardea (mpr.), marchese di Civitanova (mpr.), marchese di Frasso (mpr.), marchese di Varzi e Menconico Cella (Voghera) (mpr.), signore di Montecosaro (mpr.), signore di Stipe (mpr.), signore di S. Martino del Pizzolano (m.), Conte di S. Fiora.

Testo di Fausto Pace